Cibo, Fame e Slow Food
Giugno 18, 2008 — Sinistra ArcobalenoTorino - Non è valsa a nulla l’attesa! Non è servito a niente aspettare di leggere sui “nostri quotidiani” che tutta la grande discussione, aleggiante in questi giorni attorno a noi, sulla fame nel mondo e sulla FAO, fosse una grande bufala, magari alla diossina!! Avremmo potuto credere allo scopo di farci passare qualche giorno a riflettere, finalmente, su cose serie, a smetterla di ridere e divertirci: presi come siamo da mille faccende superficiali, con le quali ogni giorno tentiamo di far passare il tempo.
Invece no! E, ora che mi hanno finalmente chiarito la loro opinione, su questi GRANDI ARGOMENTI MONDIALI, PESANTI E PRESENTI DA SEMPRE, nella mia testa fanno a pugni le loro parole con le mie esperienze.
Cozza la loro riscoperta, a celebrazione del pane e del riso e, delle popolazioni afflitte dalla malnutrizione, con la mia recente visita guidata ad una famoso monumento del gusto “made in Eataly”!
Fa proprio a botte l’ego del politico che “lotta” per sfamare le tribù dell’AFRICA con l’uomo che finanzia l’espansione di cattedrali per l’ADORAZIONE di cioccolatini e pesche sciroppate, appuntandole sul navigatore del loro suv come fosse una delle mete preferite da raggiungere con la famiglia, per trascorrere una domenica in serenità. Magari, mischiandosi a coppie con figli a carico e stipendio da 900 euro al mese.
Uomini e donne, ipnotizzati e tristi scorrono come automi di fronte a vetrine surreali e holliwoodiane, discutono sull’acquisto, apparentemente fondamentale, di fusilli trafilati al bronzo ed altre del come procacciarsi un blocchetto di buoni pasto per l’asilo!!!
La mia mente non riesce a ricomporre una frase sensata, utilizzando le parole sparse che mi sono messe a disposizione, eppure è il gioco più semplice del mondo, ce lo insegnano già da bambini; “utilizzando le parole a disposizione componi una frase che abbia una logica, che abbia un senso compiuto” .
Ogni tanto ho l’impressione che domande e risposte non si incontrino e mi sento in una grande babele in cui una risposta non è la necessità di soddisfare una domanda, ma semplicemente il modo di alimentare l’ennesimo equivoco.
SFOGLIAMO la tv e passiamo da bambini panciuti in coda per una ciotola di riso a donne anoressiche in coda ugualmente, ma questa volta per arrivare a possedere un panetto da 150 gr. di cioccolato per 7,50 euro. (l’equivalente di 5 lt. di benzina oppure, se preferite, pari a 60 km. di viaggio in auto). Certo, d’altronde, quello che c’è dentro di noi deve corrispondere a quello che se ne vede fuori; tutti i giorni i sociologi ci insegnano che è la regola da perseguire per condurre un’esistenza equilibrata e serena. Ok!, giustappunto, quindi, è pur logico che un indiano non sia coperto che da un velo di frutto di cotone e si sostenga dall’interno con semplice e naturale riso bianco, mentre chi ostenta occhiali tempestati di brillanti DEVE introdurre nel suo corpo, per una semplice legge della coerenza, pesche del Monferrato al costo di 20 euro al barattolo, oppure pane della Valtellina, cotto rigorosamente in forno con legna di palissandro, da 13 euro al chilo.
Una cosa positiva, però, l’abbiamo fatta: abbiamo creato una nuova categoria sociale di potenziali acquirenti di articoli costosi, data la loro facilmente incrementabile ricchezza: sono gli ex produttori di generi alimentari, alcuni di loro infatti vantano l’encomio di “maestri artigiani” e a loro è attribuita la facoltà di poter pagare tali prodotti, tanto quanto una vera e propria opera d’arte.
Il cibo è da sempre l’oggetto che più ci accomuna. Difficilmente riesco ad immaginare un mezzo più efficace di comunicazione, aggregazione e sostegno comune; però, evidentemente, non è sempre stato così, visto che, attraversando secoli di evoluzione tecnologica e sociale inimmaginabili, abbiamo dimenticato questo importante concetto, trasformandolo nell’ennesimo mezzo di discriminazione e nel più triste e peggiore dei problemi.
Auspico che, oltre a semplificare i nostri discorsoni nei super succulenti summit della FAO dovremmo anche semplificare il nostro rapporto con il cibo, ridimensionandolo nel suo valore oggettivo ma arricchendolo nella sua importanza fondamentale: il sostentamento, la crescita e l’evoluzione dignitosa di tutti noi.
La ricchezza di una famiglia non si delinea dal contenuto oggettivo dei loro piatti ma dal numero di commensali sani e felici che riesce a contare intorno alla sua tavola.
Aspetto l’invito alla cena della FAO a base di riso bianco; basterebbe un chicco a testa, e se potesse parteciparci tutto il mondo, allora quella cena sazierebbe in un momento tutta la nostra fame di giustizia.
Di
Tiziana Canavese
16 giugno 2008
Fonte: www.prcviterbo.com/dblog/

