Bertinotti sull’emergenza abitativa: “Occupazione e requisizione, parole di umanità e solidarietà”
Marzo 26, 2008 — Sinistra ArcobalenoBertinotti sull’emergenza abitativa: “Occupazione e requisizione, parole di umanità e solidarietà”
autore: redazione www.sinistrarcobaleno.it
“Occupazione e requisizione sono parole di umanità e di solidarietà”. E’ alla fine di questo piccolo, ma intenso viaggio nei quartieri della Capitale dove ogni giorno si lotta per il diritto alla casa che Fausto Bertinotti, con queste parole, trova la sintesi perfetta della giornata appena trascorsa. Il leader della Sinistra l’Arcobaleno, che ha inserito il diritto alla casa tra le priorità per le quali il nuovo partito dovrà combattere, ha visitato alcuni luoghi simbolo della lotta all’emergenza abitativa a Roma. E il senso racchiuso nei volti e nelle storie di questa giornata è la ragion d’essere di questa Sinistra. Un pomeriggio intenso, ricco, importante: un punto di partenza per il cammino appena intrapreso dalla Sinistra l’Arcobaleno.
Trastevere
Il viaggio inizia a Trastevere, nel cuore di Roma, in via Gustavo Modena, una piccola traversa alle spalle di Piazza Belli. Attraverso uno stretto cancello, un cortiletto ed un paio di rampe di scale si accede ad un edificio storico, uno dei primi edifici autorecuperati in Italia. Roberto Costantini, che abita in uno dei dodici appartamenti dello stabile, lo racconta con orgoglio: “E’ dal 1989 che siamo entrati in questo immobile, proprietà del Comune. E, grazie alla legge regionale sull’autorecupero, l’unica del genere in Italia, mentre il Comune ha avviato i lavori strutturali, noi inquilini abbiamo ristrutturato i nostri appartamenti”. Il tono di voce soddisfatto tradisce, a tratti, la preoccupazione per il futuro, ma l’esperienza di via Modena ci mostra come sia possibile evitare che i ceti popolari vengano espulsi dal centro storico e dirottati nella periferia più estrema. E non solo: l’esperienza dell’autorecupero, di cittadini che si costituiscono in cooperativa e, unendo i propri sforzi, restituiscono col proprio lavoro dignità ed abitabilità alla casa dove andranno a vivere, ci mostra anche di più: “Costituire una cooperativa – dichiara Patrizia Sentinelli, candidata vicesindaco a Roma per la Sinistra l’Arcobaleno – crea un’idea diversa di socialità”. Cooperazione, socialità, solidarietà…parole di speranza descrivono la realtà di questo piccolo condominio risuonando nelle ampie volte della sala stampa improvvisata sul pianerottolo dello stabile gremito di giornalisti e sembrano finalmente rispondere al bisogno di Sinistra che c’è nella società italiana.
Cinema Maestoso
Ma il viaggio è appena iniziato. La seconda tappa è al Cinema Maestoso, nel quartiere Appio-Tuscolano. La quiete caratteristica di Trastevere lascia il posto ad una Roma più indaffarata: questo angolo di Via Appia è il cuore pulsante del quartiere. Il traffico è intenso, i negozi che lo delimitano sono affollati, dalla vicina stazione della metropolitana c’è un viavai continuo di gente. Fausto Bertinotti ascolta i racconti e le richieste degli inquilini sotto sfratto: la lunga mano della speculazione edilizia anche qui pretende di imporre la sua assurda, inconcepibile volontà, non soltanto nei confronti degli inquilini, ma anche dei negozi e del cinema che fanno parte dello stabile. “Qui lo sfratto è ancora più grave – risponde il leader della Sinistra l’Arcobaleno – perché interviene sull’organizzazione del territorio e”, mettendo a rischio la permanenza del cinema, uno degli unici due che ancora resistono nel quartiere, “rischia di azzerare la funzione sociale che rappresenta. Siamo in presenza di quello che possiamo definire uno spazio pubblico e per questo qui sono più forti le ragioni di un intervento politico”. Un uomo gli si avvicina e mentre gli stringe la mano racconta la propria storia: “Oggi compio 40 anni. Tutte le mattine mi sveglio alle quattro e mezzo per andare a lavorare: esco di casa, ma non so se quando rientrerò troverò i sigilli sulla porta…in queste condizioni di vita che futuro posso aspettarmi per i miei figli?”. E’ per rispondere a questa domanda che la Sinistra l’Arcobaleno si è messa in marcia, sembra rispondergli Bertinotti con una stretta di mano ed una promessa: “Tutto questo durerà fino a quando non riusciremo a cambiare il Paese”.
Via Marchisio
Per la terza tappa lo scenario cambia nuovamente. Il traffico e i negozi di Via Appia qui sembrano lontani anni luce. Siamo in Via Marchisio, ai confini della città. Attraversiamo a piedi un piccolo parco pieno di bambini che giocano a pallone e ci ritroviamo in uno spiazzo delimitato da edifici circondati da immensi prati a perdita d’occhio. L’architettura è quella tipica degli anni Settanta. Il nome del bar all’angolo, “Il miraggio”, sembra suggerire l’esatta misura di quello che è, per gli inquilini di questo stabile, il diritto alla casa: un miraggio, appunto. Ad attendere Bertinotti c’è uno striscione di benvenuto e una piccola folla di persone con le stesse richieste e le stesse storie di speranza delusa che abbiamo sentito nel corso della giornata. A riassumere l’infinito calvario di questa gente ci pensa Paola Aniballi, un’inquilina storica dello stabile: “L’edificio fu costruito dall’Assitalia 23 anni fa. Noi ci entrammo in affitto e i dirigenti di allora ci dissero che in vent’anni saremmo diventati proprietari. Ma così non è stato. L’Assitalia decise di vendere e, dopo due passaggi di proprietà intermedi, ad acquistare l’immobile fu Colella nel 2003: comprò dal precedente proprietario le nostre case ad 800 € al metro quadro, ma poi pretese di vendercele a 3.500 € al metro quadro. In poco tempo 105 famiglie, per lo più anziani, lavoratori precari o famiglie monoreddito, sono state sfrattate. Chi ha tentato di comprare ora è “strozzato” dal mutuo. Ma, grazie all’intervento di Action, le case liberate sono state occupate una prima e una seconda volta. Poi, con l’arresto di Colella, si è fermato tutto. Ma Sandro Medici, il presidente del nostro Municipio, il decimo, ha requisito i 105 appartamenti e ce li ha restituiti. Finché il Tar ha annullato la requisizione”.
Don Bosco
Siamo alla quarta ed ultima tappa del lungo pomeriggio: il comizio a piazza Don Bosco. Lo scenario è ancora diverso e l’estrema periferia ha lasciato il posto all’inconfondibile architettura di questa piazza quadrata, cuore della parte più popolare del decimo municipio. Stretti tra Cinecittà e il resto del Tuscolano, incuranti della piega invernale che ha preso, ora che il sole non c’è più, questa giornata di inizio primavera, tanti cittadini attendono che Bertinotti parli dal palco e gli dia le risposte che cercano da lui e dalla nuova Sinistra unita. La folla piena di bandiere e striscioni, mista di razze, esperienze, culture, non si scoraggia a sentire le cifre che vengono snocciolate dagli altoparlanti: solo a 2.000 famiglie, delle 30.000 in graduatoria a Roma per le case popolari, è stato dato un alloggio negli ultimi anni; gli sfratti per morosità sono ormai il 70% del totale; ogni giorno 10 famiglie vengono cacciate di casa con la forza pubblica; in breve tempo, 50.000 famiglie saranno costrette ad indebitarsi con banche e istituti di credito per comprare immobili cartolarizzati. Le cifre sono enormi, eppure le persone che si affollano intorno al palco sembrano essere fiduciose. E’ la forza della solidarietà che ha fatto “del decimo municipio un laboratorio importante per tutte le vertenze sulla casa”, dichiara Franco Pallone, uno dei responsabili del diritto alla casa della Sinistra l’Arcobaleno. E’ Cristiana Cortesi, di Action A, a parlare per prima. Lei, che si è resa protagonista, con altre 23 donne e 15 minori, dell’occupazione di un villino abbandonato a Via Lucio Sestio 10, la vecchia sottostazione del tram tuscolano, per riconsegnarlo alla comunità, invece di lasciarlo chiuso e inutilizzato, è molto attesa da questa piazza. Quando la intervisto mi spiega, con lo sguardo vivace e determinato, che “l’esperienza dell’occupazione è nata sull’emozione della manifestazione del 24 novembre contro la violenza sulle donne. E’ nata dalle esperienze e dalle storie di tante donne che, gestendo le agenzie dei diritti, abbiamo incontrato: donne uscite da case famiglia, donne sfrattate, donne che volevano uscire da esperienze di violenze subite. Questo gruppo, dopo riunioni e iniziative, ha deciso di occupare un posto che fosse solo per le donne, che non rispondesse soltanto ad un’esigenza di tipo abitativo, ma fosse aperta anche al territorio”. Sul palco è la volta di Andrea Alzetta, detto Tarzan, di Action, candidato al Comune per la Sinistra l’Arcobaleno e accolto da un grande applauso. Lui, che ha fatto della lotta per il diritto alla casa il suo obiettivo principale, la sua bandiera, parla di “costruire un’altra idea di città” e, proprio a Roma, dove migliaia di appartamenti sono vuoti, cita una frase di Argan che fotografa perfettamente l’assurdità della situazione abitativa della Capitale: “C’è tanta gente senza casa e tante case senza gente”. E così siamo tornati al punto di partenza del nostro racconto, che è poi la fine del viaggio. Fausto Bertinotti, il sigaro stretto tra le dita, prende il microfono e inizia il suo discorso. “Lo chiamano mercato, e pretendono che sia più intelligente della politica”. E’ un fiume in piena il leader della Sinistra l’Arcobaleno e ha voglia di parlare di diritti, di giustizia sociale, di dire cose “di parte”, come recitano i cartelloni elettorali. “Mi viene in mente una vecchia canzone piemontese che parla di un muratore che non ha una casa e guarda una casa in collina che ha costruito per i signori: la casa è vuota perché i signori lì ci passano solo le vacanze”. E ancora: “Ci dicono che in Italia l’80% delle famiglie hanno una casa di proprietà, ma a Roma la metà della gente vive in affitto e non può permettersi il mutuo perché ha un lavoro precario”. Si scaglia contro i moderati e contro le destre: “in questa società i vecchi sono costretti ad aiutare i giovani figli che sono precari…e poi c’è chi parla di famiglia, di difesa della famiglia, di sostegno per la famiglia…ma quale famiglia?”. Ma la rabbia lascia spazio alla fiducia nel futuro: “La casa è come un ombrello che ci protegge e ci permette, così, di costruire un mondo nuovo. Perché è importante votare per la Sinistra l’Arcobaleno? Non per il programma – che tanto, chi peggio e chi meglio, il diritto alla casa lo inseriscono tutti nel proprio programma –. Ma perché il movimento di azione e di solidarietà che tanti risultati ha raggiunto in questo, come in altri quartieri, possa svilupparsi e incontrare la politica affinché, insieme, possano cambiare le cose. Se ci fossero adesso qui quei politici moderati con cui mi confronto nei dibattiti televisivi e che saltano sulle sedie e si scandalizzano alla parola “occupazione”, vorrei mostrargli l’umanità che c’è dentro a queste esperienze. Occupazione e requisizione sono parole di umanità e di solidarietà. Chi, come l’Assitalia, ha venduto case di edilizia popolare, costruite con gli aiuti dello Stato e per conto dello Stato, perché esistessero alloggi ad affitto calmierato, a uno speculatore che ha, come primo atto, sfrattato le famiglie che ci vivevano, compie un atto di umanità o di violenza?”. La piazza applaude entusiasta: parole di sinistra, finalmente. Le ultime battute di Bertinotti sono rivolte proprio a quella gente, alla sua gente: “Insieme alle quattro forze politiche che hanno dato vita alla Sinistra l’Arcobaleno, c’è una sinistra diffusa, che si esprime in forme diverse, dai movimenti ai centri sociali, una sinistra arrabbiata contro il mondo, impotente, delusa: il voto di questa sinistra, il vostro voto, è come un investimento. E’ come comprare una buona azione in questo processo di costruzione. Io vorrei che i centri sociali diventassero le nuove case della Sinistra l’Arcobaleno ed entrassero in questo processo che ha come obiettivo la sinistra unita e nel quale nessuno avrà l’ultima parola, ma tutti avremo la stessa forza. Noi veniamo da una grande storia di uguaglianza e libertà e, nonostante in questo mondo aumentino le disuguaglianze e la precarietà, quest’idea c’è ancora. Questo cammino ricomincia anche da un investimento di sentimento e passione: non è un cartello elettorale, ma un progetto che vogliamo costruire insieme a voi. E il voto deve essere utile a noi, ai giovani, alle donne, alle lavoratrici e ai lavoratori, ai pensionati, a chi chiede un cambiamento della società. Le ragioni della Liberazione non muoiono, ma vivono in questo stesso cammino”.